NEVE
Ed ecco apparire,
mani protese e scheletriche
come sorgenti dalla bruma schiumosa,
tronchi e rami e nodi
come articolazioni
annichilite, congelate.
Che attendono…
Prima di vederla,
la sento,
nel lieve crepitio
come di dita nervose,
che fan la ruota
e battono piano.
Come odore fresco e bagnato
d’aria pulita che scivola
tra le dita
e gusto
in gola,
che penetra l’olfatto
con sapori antichi e miei.
Come un sipario di trame larghe,
s’alza la foschia,
e tra i toni di grigio
stupore di lungo sfuocato,
cerco e trovo il cielo che si materializza.
Scende in falde bianche,
pulite, macigni di purezza,
che mi resuscitano sensazioni.
Appare come un quadro magico
di folletti e fate danzanti,
che popolano quel mondo inconsistente
La vita nascerà
misteriosa ed al sicuro
in dolce tepore
protetta,
mentre arcobaleni spettrali,
regnan sovrani
nelle profondità di trasparenza e cristalli,
e luci offuscate
nascon lontano nella radura.
Intanto la neve,
che cade maestosa
come un regalo del cielo,
mi accarezza i capelli
con fiocchi luminosi.
Orme
tracciano ricordi,
impresse nel cuore immacolato,
che segnan il nostro cammino,
La neve,
che scende calma,
piano le ricopre,
amori e dolori acquietati dal tempo.
Alcune tracce son fresche,
di un tenero e vivo qualcuno,
appena passato,
e ci spingono
ad un temerario incedere,
silenzioso e umile,
facendoci perdere a capofitto
nei miraggi del bosco.
Solo così sotto la candida neve,
protettrice e sigillo
dei nostri abbracci,
possiamo perderci
e ritrovare il nostro nido,
il rifugio caldo
dove ci attende l’Amore,
mentre fuori ancora nevicherà.
Senza perderci più
in paradisi notturni
ed impazziti.
(LASCINTILLA & Paganini)
METEMPSICOSI
Rinascerò
limpido e mondato
pronto allo starter,
scatto alla risposta
e via,
verso nuove avventure.
Nuove?
Starter?
Rinascerò?
Mi riporrete
all’orizzonte
il traguardo del destino,
il ritrovarmi mortale
tra mortali
e viver
di pena e stenti
di soffrir il giorno
e stridore di denti la notte?
No.
Io credo per me la morte
passaggio alla vita eterna,
che come il
“salto con l’elastico da un ponte”
cadi,
ti salvi,
me non su torni.
Una volta basta
e spesso avanza.
Ebbene si
anelo la morte terrena
definitiva
che rende vivo e prezioso
tutto l’intorno,
che rende vita la vita.
Si, anelo quindi
ma dopo però!
NIDO
Esiste un posto,
dove torni sempre,
non solo con carne ed ossa,
ma con il cuore e con la mente.
Nella tua giornata peggiore,
o migliore,
o normale,
o noiosa,
o divertente,
esistono sempre
nel retrobottega del tuo cervello,
tra sogni impolverati
estintori, sedie sfondate e
“rompere il vetro e spingere il bottone”,
un àncora ed un sacchettino.
Una grossa àncora da battaglia,
che getterai quando ti portano via,
ed un sacchetto di biglie,
il tuo pensiero felice,
che lenisce il cuore
e tosto ti porta
a casa,
quando il coraggio
t’abbandona
e l’abbraccio della mamma
ed una cuccia calda,
sono l’unica medicina,
per l’uomo
che non deve chiedere,
mai.
COMPUTER, RISPONDI VERO
Avvicino le dita
alla tastiera,
cerco il contatto.
Nel limite
tendente a zero,
dello spazio che separa
la carne ed il sangue
dalla plastica
fremo,
fermo il respiro.
Il freddo arduer
elonga i sensi
tra circuiti in cui,
dita elettriche spettrali,
attivano circuiti
dai micro scatti.
Tic Tac
Zzzzzzzzzzzzz
Ecco amico,
ricevi e leggi
le mie parole
simulacro sintetico
del mio animo.
Ma,
se non spezzeremo
assieme il pane,
come possiamo
dirci amici?
Ciao a tutti, io e lascintilla, diamo seguito all'idea di darci un argomento e svilupparlo in maniera autonoma per poi confrontarne il risultato. Quindi vi invito a leggere su ondadeltempo.splinder.com l'opera fantastica realizzata da lascintilla su "il rumore del mare" Grazie.
IL RUMORE DEL MARE
E’ un respiro,
un singulto
sincopato d’attesa
fossilizzato in braccia tese.
Come un amante
di amore eterno e rassegnato,
mi incanta
con il suo affanno triste.
Mai rassegnato mi urla
il suo ardore,
la fisicità violenta
dell’abbraccio
che anelo
ma sfuggo.
Il rumore del mare
compagna
ed è rammento
nel fondo
del cervello primordiale
di insostituibile amante,
di vita e di morte,
di inevitabile giustizia.
E’ risacca
di pulito,
di perdono
e di garanzia
della nostra eterna
purezza.
ODE A WILL COYOTE
La scia che ti spieghi,
il rumore del vento
tra le orecchie
ripiegate tra le scapole,
nello sforzo
di far volare i piedi.
Vorrei anche spiegarti,
come sappia
amare questo progetto
stupendo,
il mio corpo,
che sento esplodere
di energia nello scatto,
nell’allungarsi dei muscoli,
nel fremere dei tendini.
Vorrei parlarti
per dirti,
che anch’io ho un anima,
e che ringrazio Dio,
per i polmoni che bruciano
e per il cuore che pompa
sempre in rincorsa.
Vorrei dirti come ami la vita,
i colori del cielo
e goda delle cose più semplici.
Certo la fame mi spinge,
ma non solo.
E’ la sfida,
l’oltre,
la forsennata scommessa,
di non sprecare nulla,
di provare sempre a vincere,
di crederci oltre la fine.
Non mollerò mai
anche se so
che mai ti prenderò,
Beep-beep.
Ma
forse questo,
dovrebbe dispiacere
più a te.
Grazie ad Eugenio Finardi.
CHE LA RAGIONE NON COMPRENDE*
La mente sventola,
tra brezze di mare.
Arpeggia tra corde
di pensieri
e con unghie laccate,
scende
e scartoccia il cuore.
Assistere al mio sadismo:
lasciare il cuore
alla bava ed alle fauci
adamantine
di un mostro
logico e spietato.
Filare la cima
alla ragione
feroce ed affamata.
Si sazierà del succo
del cuore
della liquor spinale
e della bile.
Assorbirà,
annienterà i sentimenti
come dolorosa spugna
che digerisce
senza sterco.
Dissecca il corpo,
sterilizza
sutura definitivamente,
ed infine si placa.
L’addome bonificato,
si volge a se stesso,
come velluto rosso
in spire,
Ascolta il cuore battere
e ricorda
la sfida del giunco
alla quercia
ed alla tempesta.
Non è la nuova cicatrice
che ci potrà fermare:
c’è una nuova coppa
da riempire
dolce da sognare
e forse,
amara da bere.
* Titolo parafrasato da
“Il ritratto di Dorian Gray”
di Oscar Wilde
IL SENSO
Traccheggio,
con grandi colpi di reni
tra biche, buche,
e clangore.
Balzi spicco goffo,
tronfio pavone
non m’avvedo
del prossimo inciampo.
Starnazzo e rincorro
scomposto e misurato
scialbato sembiante,
chimera nel fumo.
E così
di colpo
mi fermo.
Rialza una lenza il capo,
aggiro lo sguardo,
come al mio mondo
appena rinato,
e sgomento
realizzo che tutto
è passato:
simile ad un pollo,
avanzo la vita
e scanso il senso:
traccheggio, saltello,
a capofitto accompagnato
ad un nulla
privo d’ogni significato.
Ma del destino
non siam
obnubilati schiavi.
Ed in uno squarcio
d’abbacinante silenzio
accolgo la luce
dall’amore significante
e riscopro ancora
questa missione,
che mi fu donata
radice del futuro.