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Diamo frutto alla vita, insieme.

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Utente: Paganini
Nome: Federico Santi
Mi son sempre detto da piccolo: da grande vorrei aver il coraggio di essere uomo senza paura d'esser forte o di piangere. Sono ancora piccolo, ma spero, crescendo, di diventare saggio.

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mercoledì, 31 gennaio 2007

PASSA

 

Passa come un treno in corsa.

T’arrampichi al finestrino

guardi colori odori grida e fumo

eccitato ma senza comprendere.

Ansia come spirale centripeta

racchiude l’orizzonte della vita,

ed alla tombola delle occasioni

tremi

E’ ora,

apri il finestrino

allunghi la mano ed afferri,

acchiappi strappi e tiri a te,

è tuo diritto ora possedere.

Passa come un treno in corsa

la vita,

e ti avvii all’uscita

stringendo in pugno un pezzo di manifesto

con domatori e clown

ed un ingresso,

a prezzo scontato.

postato da: Paganini alle ore 13:36 | link | commenti
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giovedì, 18 gennaio 2007

 

UVA DUE, LA VENDETTA

Solleone.
Stessi raggi,

la matita divina, disegna a terra
curve d’ombre gonfie e scure
e sulle ambrate biglie
che ad esse vanno alterne per filare,
efelidi a riprova
di tempi ormai raggiunti…
irrompono
E tentazione emerge
tra i languori repressi
tra le fauci dell’afa
nel timor dell’arrivo
del bracciante iracondo
Ma vado avanti….
E’ tutto buono. Ogni raggio
suona una nota in un essere vivente,
e riempie gli acini tesi,
di promesse per sempre mantenute.
Mi ipnotizzo a cercare il miracolo
seguendo la tenera spirale dei pampini
giocando a nascondino con le foglie.
Improbabile tridimensionalità
mi richiama dietro il tralcio,
dove pesano i grappoli
che scrutano ridendo dall’ombra.
Mi ritraggo arrossendo e
lascio alla natura il suo corso,
mentre mi abbracci e mi corichi
sul tuo cuscino di capelli profumati
anche tu,
pioggia d’estate.
Mi aggrappo alla tua spanta
in un immaginario di tip tap
che fa gare di guizzi nei miei occhi
Ancora lascio alla natura il suo corso,
umilmente non mi oppongo
E ne godiamo assieme
Lo sanno quei vigneti
che san produrre più liriche
che mosti?

 

(MELA & Paga)

postato da: Paganini alle ore 14:39 | link | commenti (5)
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martedì, 16 gennaio 2007

U.V.A.

(2007 odissea sulla pelle)

 

Sole malato e pelle,

che disimpara il bronzo naturale,

ricostruita di ferite senza sangue

si lascia tatuare

da onde invisibili e maligne

per impropria penetrazione,

come in un rito iniziatico.

Tra ronzii e ticchettii immobili

Stai fremente ad occhi chiusi,

e odor di cucina

 

Mille statue di burro in riva al mare

o sul bordo piscina e sulle nevi,

brillano a rigettare le minacce

di un nuovo cambio d’era

come cambio dimensionale.

Uomo che si trasforma

in genio della lampada,

color creolo certo

con garanzia di danni più leggeri.

E raggi dopo raggi simulati,

porgi la mano alla tecnologia

che ha tolto pure l’u.v.a. dalla dieta.

Lieto paghi alla cassa il tuo pigmento,

eppoi fuori dentiere

e ancor canini

nelle vasche con struscio

dove disperazioni variegate

si calpestano

come topi in acqua salmastra

nella stiva che affonda.

 

E paghi anche le rughe

di un lesto invecchiamento

che se solo arrivasse…

 dovresti ritenerti

contento e fortunato

 

 

(MELAREA & Pagaganini)

postato da: Paganini alle ore 12:35 | link | commenti (3)
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giovedì, 11 gennaio 2007

NUOVA ALBA

 

Mi lascio coccolare

dalla tenebra di una città

che ha acceso di ampiezza

a coda di pavone

un punto

che credeva di non  scuotersi mai.

Luccico riflessa all’improvviso

sfocata ed illusa,

volgo le spalle calde alla notte

ed immagino il fuggire d’ombre

dal letto sfatto.

Forse se scrivo a te

di questo sorgere,

sto usando la tua iride

per rispecchiare me stessa,

ed il turbine della bruma

che sento come brivido

lungo la schiena

raccoglie un ultimo sguardo.

Addio e passo avanti.

 

Imparo a coglier sogni

segni e disegni

per leggere nel buio,

nelle foschie

di un’atmosfera sfatta di provincia,

la gioia nell’attesa

del dio sole.

Chi mi ha scaraventata proprio qui?

Perché?

Ora lo so,

odo il rombo della luce,

la lama dei raggi

sradica tenebra e nebbia,

affonda e cauterizza la terra,

ed il mio bisogno di vissuto.

E’ per te quest’alba di pianura,

perché tu la senta

tra i miei palpiti

e ti riscopra.

 

E’ passato questo grigiore

che un giorno ci narrò cose

che solo in seguito

sapemmo di aver voluto sempre udire,

che decantarono in noi l’impronta

che ora ci riconosce.

 

(MELAREA & Paganini)

postato da: Paganini alle ore 13:21 | link | commenti (6)
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martedì, 09 gennaio 2007

IL DIAVOLO, L’ACQUA SANTA ED IL TERZO OCCHIO.

 

La vita mi rimesta

nella sua ancestrale caldaia,

cuoce a fuoco lento,

ossa e membra sparse.

Mi raggomitolo in questo

crogiolo,

soddisfatto ed indolente,

pascendo l’uniforme bellezza,

con raggio visivo limitato.

 

Raramente,

s’eleva trasfigurato

indesiderato

silente ed impietoso,

un terzo occhio,

strumento sopito

che sfugge

alla coscienza addomesticata

e guarda pietoso ed irriverente.

 

Vedo un uomo ferito

che si dimena la sotto,

che fa di se emblema

tetragono di saggezza,

ma governato dagli eventi

fa risacca perpetua

e inevitabile.

Nulla convivenza

o sintesi virtuosa,

solo eccessi e strepiti.

Diavolo è vero,

con poca Acqua Santa.

 

postato da: Paganini alle ore 15:52 | link | commenti (1)
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venerdì, 05 gennaio 2007

quella risata

improvvisa d’occhi

e riconosco te

 

il tempo non è passato

il cuore accelera

postato da: Paganini alle ore 00:34 | link | commenti (6)
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giovedì, 04 gennaio 2007

RAIS

 

squitt

squittio interrogativo,

agitazione ed angoscia

nel retro.

Lo sguardo basso

passa sopra alla corda.

Gola secca

già dolente da giorni,

immobile.

Forse dalle orecchie,

dal naso,

dove ha la tana

un topolino,

impercettibile

uno squittio, due.

Stretto dalla fine

impazzisce

e squittisce straziante

e ode il sordo martellare

del cuore.

Sono gli ultimi colpi.

Ancora uno…

dio ti prego ancora uno…

squitt….

Manca la terra

sotto ai piedi,

e come d’incanto

inizia l’ultimo volo.

La bocca assente,

l’occhio sbarrato,

sordo alla bestiolina

che ora squittisce

piange ed urla

disperata

nella testa  e nel cuore.

Terrore prima,

disperazione poi,

come alla moviola

il nodo inizia a stringere

la gola, strappa la

carne.

Pianto di terrore bambino,

inevitabile

di topolino masticato

ancor vivo.

Panico cosciente,

schianto

dell’osso del collo.

 

Ho visto l’esecuzione di Saddam Hussein sul web.

Non c’è libertà senza giustizia,

ma la vendetta non è giustizia.

 

 

postato da: Paganini alle ore 14:02 | link | commenti (4)
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mercoledì, 03 gennaio 2007

PAGANINI, TE LO DEVO

 

Tutti hanno il migliore amico. Anch’io.

Ma andiamo più a fondo domandandoci cos’è il migliore amico. Cerchiamo di oggettivare un concetto che ha più a che fare con la squadra del cuore, lo spiritismo o il primo amore: tutti ne parlano ma gelosamente; quasi che esplicitare il significato di una cosa così emotivamente importante, ne snaturi il senso.

Allora mi arrendo al compromesso e anziché giungere ad una sintesi esistenziale circa significato e limiti del concetto di migliore amico, passo a cercare di farvi capire cosa significa per me migliore amico, cosicché in una sorta di specchio mediatico possiate riflettervi con il vostro migliore amico, e riconoscervi o meno. Attendo ritorni numerosi in modo da elaborare uno standard di migliore amico.

Marco si chiama, ed ho paura ad affrontare di petto un tema così delicato ed intimo. Agli uomini spesso basta uno sguardo, una lacrima repressa e tremolante all’orlo delle ciglia per affermare un universo di concetti e condividerne altrettanti. Occorre però avere il coraggio delle donne per parlarne ed esporre il proprio cuore al rischio del dolore e della beffa. Ed io così, provo ad esporre ciò che mi lega a Marco, violentando e reprimendo la virile riservatezza,.

Occorre ora un breve excursus storico. Siamo nati lo stesso anno, abbiamo frequentato la stessa scuola ma in sezioni diverse, abbiamo fatto gli stessi sport insieme e vissuto le stesse passioni e conseguito la stessa laurea. Sembriamo due gemelli.

Ed invece non esistono due persone più diverse, io sono sposato con tre figli, lui scapolo impenitente; le mie scelte lavorative sono scelte compatibili con una famiglia da mantenere, così le mie vacanze ed i miei hobbies e l’utilizzo del tempo libero. Sono un cristiano osservante anche se largamente peccatore, Marco è solo largamente peccatore……

Eppure non c’è momento libero, quando la mia famiglia è al mare o concorra qualche viaggio di lavoro che non si organizzi. Dalle uscite a due, cena o partita o cassetta con pizza, all’uscita con le sue amichette di ogni colore che cercano di sedurmi concluse sempre con chilometrica discussione in macchina al buio, a quattrocchi. A proposito, dall’accanimento con cui si cimentano le amichette, sembra quasi che sia stato offerto loro un premio: ho più di qualche sospetto.

Ecco partiamo da qui. Assolutamente Marco prova una grande invidia per la mia vita familiare prospera e piena di quell’amore che solo una famiglia lanciata come un ponte tra le generazioni e verso un futuro a noi precluso, può dare. Sa anche per esperienza comune, per esserci scambiati talami e per aver goduto come cateti di certi piaceri nei quali soggiace e trionfa sempre l’ipotenusa, quanto io sia sensibile a certi richiami. Ed allora eccolo forzare il blocco della mia fedeltà godendo amaramente dei suoi fallimenti. E’ amico ed ammira mia moglie, e se non fosse intimamente convinto, forse più di me, della mia tetragona adesione alla promessa matrimoniale, non mi esporrebbe a possibili defezioni.

Ed io invidio ed anelo in lui quella ventata di giovinezza, di spensierata follia, di fecondo girovagar di maschi riproduttori, virili stalloni dai sensi moltiplicati e sensibilissimi, spargitori di seme, di risate e di goliardico cameratismo. Marco è rimasto legato a quello schema, e se per lui è necessario avere me come specchio di speranza di una vita realmente feconda, per me è necessario vedere in lui che non siamo ancora morti, che parte della mia gioia di vivere gira il mondo con lui.

Scegliere è rinunciare a qualche cosa, ed io a queste cose ho rinunciato; ma quanto la mia scelta è stata un atto di libera volontà e quanto invece la sua è stata una scelta dettata più da eventi che ha dovuto accettare!

Domani ricorre un mese da quando Marco è partito per il Sudamerica. Si è trasferito armi e bagagli a Chartagena in Colombia, è andato a vivere la con i suoi due cani e con la voglia di ricominciare una vita partendo da sconosciuto tra sconosciuti che, pur non essendo come il buon selvaggio, sono lontani galassie dallo stereotipo della Milano da bere.

Marco era stufo dell’ape (aperitivo alla milanese come universalmente riconosciuto), dell’uscita “cinemino e birretta”, di donne e uomini vuoti e falsi. Quarantenni distrutti dentro a discapito di un aspetto giovane e sano; solissimi e dai discorsi vuoti che pare dicano: “aiuto muoio”, ma sempre sorridendo.

Ecco perché ti sono amico e ti riconosco come amico mio, del mio cuore. Hai saputo ribellarti e cercare altrove la tua strada, non hai lasciato spegnere la fiamma di verità e giustizia che arde dentro di te. La tua bontà  e generosità non potevano lasciare questa terra senza aver provato a dare, a donare la vita in cambio di un sorriso vero.

Sembra straziante e mieloso, ma ti sarò amico sempre, anche in capo al mondo, “quando mi chiami ci sarò”, mi vedrai arrivare in sella al mio cavallo bianco e affronteremo assieme qualsiasi cosa, come abbiamo sempre fatto, dagli esami dell’università, agli avversari sul ring, a quella ragazza di Burago Molgora. E so che così farai tu.

Non sei solo Marco, trova la tua strada, trova e adempi alla tua missione su questa terra e forse un giorno ti accorgerai di aver incontrato tra mille facce, anche quella di nostro Signore. 

 

Marco Paganini è partito per la Colombia il 7 dicembre 2006, ora risiede a Chartagena sta acquistando una casa in riva al mare e sta collaborando con una associazione ONLUS per l’istruzione dei minori.

Ti voglio bene Paganini: il mio migliore amico.

Ciao Paga.  

 

postato da: Paganini alle ore 15:21 | link | commenti (6)
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