PASSA
Passa come un treno in corsa.
T’arrampichi al finestrino
guardi colori odori grida e fumo
eccitato ma senza comprendere.
Ansia come spirale centripeta
racchiude l’orizzonte della vita,
ed alla tombola delle occasioni
tremi
E’ ora,
apri il finestrino
allunghi la mano ed afferri,
acchiappi strappi e tiri a te,
è tuo diritto ora possedere.
Passa come un treno in corsa
la vita,
e ti avvii all’uscita
stringendo in pugno un pezzo di manifesto
con domatori e clown
ed un ingresso,
a prezzo scontato.
UVA DUE,
Solleone.
la matita divina, disegna a terra
curve d’ombre gonfie e scure
e sulle ambrate biglie
che ad esse vanno alterne per filare,
efelidi a riprova
di tempi ormai raggiunti…
irrompono
E tentazione emerge
tra i languori repressi
tra le fauci dell’afa
nel timor dell’arrivo
del bracciante iracondo
Ma vado avanti….
E’ tutto buono. Ogni raggio
suona una nota in un essere vivente,
e riempie gli acini tesi,
di promesse per sempre mantenute.
Mi ipnotizzo a cercare il miracolo
seguendo la tenera spirale dei pampini
giocando a nascondino con le foglie.
Improbabile tridimensionalità
mi richiama dietro il tralcio,
dove pesano i grappoli
che scrutano ridendo dall’ombra.
Mi ritraggo arrossendo e
lascio alla natura il suo corso,
mentre mi abbracci e mi corichi
sul tuo cuscino di capelli profumati
anche tu,
pioggia d’estate.
Mi aggrappo alla tua spanta
in un immaginario di tip tap
che fa gare di guizzi nei miei occhi
Ancora lascio alla natura il suo corso,
umilmente non mi oppongo
E ne godiamo assieme
Lo sanno quei vigneti
che san produrre più liriche
che mosti?
(MELA & Paga)
U.V.A.
(2007 odissea sulla pelle)
Sole malato e pelle,
che disimpara il bronzo naturale,
ricostruita di ferite senza sangue
si lascia tatuare
da onde invisibili e maligne
per impropria penetrazione,
come in un rito iniziatico.
Tra ronzii e ticchettii immobili
Stai fremente ad occhi chiusi,
e odor di cucina
Mille statue di burro in riva al mare
o sul bordo piscina e sulle nevi,
brillano a rigettare le minacce
di un nuovo cambio d’era
come cambio dimensionale.
Uomo che si trasforma
in genio della lampada,
color creolo certo
con garanzia di danni più leggeri.
E raggi dopo raggi simulati,
porgi la mano alla tecnologia
che ha tolto pure l’u.v.a. dalla dieta.
Lieto paghi alla cassa il tuo pigmento,
eppoi fuori dentiere
e ancor canini
nelle vasche con struscio
dove disperazioni variegate
si calpestano
come topi in acqua salmastra
nella stiva che affonda.
E paghi anche le rughe
di un lesto invecchiamento
che se solo arrivasse…
dovresti ritenerti
contento e fortunato
(MELAREA & Pagaganini)
NUOVA ALBA
Mi lascio coccolare
dalla tenebra di una città
che ha acceso di ampiezza
a coda di pavone
un punto
che credeva di non scuotersi mai.
Luccico riflessa all’improvviso
sfocata ed illusa,
volgo le spalle calde alla notte
ed immagino il fuggire d’ombre
dal letto sfatto.
Forse se scrivo a te
di questo sorgere,
sto usando la tua iride
per rispecchiare me stessa,
ed il turbine della bruma
che sento come brivido
lungo la schiena
raccoglie un ultimo sguardo.
Addio e passo avanti.
Imparo a coglier sogni
segni e disegni
per leggere nel buio,
nelle foschie
di un’atmosfera sfatta di provincia,
la gioia nell’attesa
del dio sole.
Chi mi ha scaraventata proprio qui?
Perché?
Ora lo so,
odo il rombo della luce,
la lama dei raggi
sradica tenebra e nebbia,
affonda e cauterizza la terra,
ed il mio bisogno di vissuto.
E’ per te quest’alba di pianura,
perché tu la senta
tra i miei palpiti
e ti riscopra.
E’ passato questo grigiore
che un giorno ci narrò cose
che solo in seguito
sapemmo di aver voluto sempre udire,
che decantarono in noi l’impronta
che ora ci riconosce.
(MELAREA & Paganini)
IL DIAVOLO, L’ACQUA SANTA ED IL TERZO OCCHIO.
La vita mi rimesta
nella sua ancestrale caldaia,
cuoce a fuoco lento,
ossa e membra sparse.
Mi raggomitolo in questo
crogiolo,
soddisfatto ed indolente,
pascendo l’uniforme bellezza,
con raggio visivo limitato.
Raramente,
s’eleva trasfigurato
indesiderato
silente ed impietoso,
un terzo occhio,
strumento sopito
che sfugge
alla coscienza addomesticata
e guarda pietoso ed irriverente.
Vedo un uomo ferito
che si dimena la sotto,
che fa di se emblema
tetragono di saggezza,
ma governato dagli eventi
fa risacca perpetua
e inevitabile.
Nulla convivenza
o sintesi virtuosa,
solo eccessi e strepiti.
Diavolo è vero,
con poca Acqua Santa.
RAIS
squitt
squittio interrogativo,
agitazione ed angoscia
nel retro.
Lo sguardo basso
passa sopra alla corda.
Gola secca
già dolente da giorni,
immobile.
Forse dalle orecchie,
dal naso,
dove ha la tana
un topolino,
impercettibile
uno squittio, due.
Stretto dalla fine
impazzisce
e squittisce straziante
e ode il sordo martellare
del cuore.
Sono gli ultimi colpi.
Ancora uno…
dio ti prego ancora uno…
squitt….
Manca la terra
sotto ai piedi,
e come d’incanto
inizia l’ultimo volo.
La bocca assente,
l’occhio sbarrato,
sordo alla bestiolina
che ora squittisce
piange ed urla
disperata
nella testa e nel cuore.
Terrore prima,
disperazione poi,
come alla moviola
il nodo inizia a stringere
la gola, strappa la
carne.
Pianto di terrore bambino,
inevitabile
di topolino masticato
ancor vivo.
Panico cosciente,
schianto
dell’osso del collo.
Ho visto l’esecuzione di Saddam Hussein sul web.
Non c’è libertà senza giustizia,
ma la vendetta non è giustizia.
PAGANINI, TE LO DEVO
Tutti hanno il migliore amico. Anch’io.
Ma andiamo più a fondo domandandoci cos’è il migliore amico. Cerchiamo di oggettivare un concetto che ha più a che fare con la squadra del cuore, lo spiritismo o il primo amore: tutti ne parlano ma gelosamente; quasi che esplicitare il significato di una cosa così emotivamente importante, ne snaturi il senso.
Allora mi arrendo al compromesso e anziché giungere ad una sintesi esistenziale circa significato e limiti del concetto di migliore amico, passo a cercare di farvi capire cosa significa per me migliore amico, cosicché in una sorta di specchio mediatico possiate riflettervi con il vostro migliore amico, e riconoscervi o meno. Attendo ritorni numerosi in modo da elaborare uno standard di migliore amico.
Marco si chiama, ed ho paura ad affrontare di petto un tema così delicato ed intimo. Agli uomini spesso basta uno sguardo, una lacrima repressa e tremolante all’orlo delle ciglia per affermare un universo di concetti e condividerne altrettanti. Occorre però avere il coraggio delle donne per parlarne ed esporre il proprio cuore al rischio del dolore e della beffa. Ed io così, provo ad esporre ciò che mi lega a Marco, violentando e reprimendo la virile riservatezza,.
Occorre ora un breve excursus storico. Siamo nati lo stesso anno, abbiamo frequentato la stessa scuola ma in sezioni diverse, abbiamo fatto gli stessi sport insieme e vissuto le stesse passioni e conseguito la stessa laurea. Sembriamo due gemelli.
Ed invece non esistono due persone più diverse, io sono sposato con tre figli, lui scapolo impenitente; le mie scelte lavorative sono scelte compatibili con una famiglia da mantenere, così le mie vacanze ed i miei hobbies e l’utilizzo del tempo libero. Sono un cristiano osservante anche se largamente peccatore, Marco è solo largamente peccatore……
Eppure non c’è momento libero, quando la mia famiglia è al mare o concorra qualche viaggio di lavoro che non si organizzi. Dalle uscite a due, cena o partita o cassetta con pizza, all’uscita con le sue amichette di ogni colore che cercano di sedurmi concluse sempre con chilometrica discussione in macchina al buio, a quattrocchi. A proposito, dall’accanimento con cui si cimentano le amichette, sembra quasi che sia stato offerto loro un premio: ho più di qualche sospetto.
Ecco partiamo da qui. Assolutamente Marco prova una grande invidia per la mia vita familiare prospera e piena di quell’amore che solo una famiglia lanciata come un ponte tra le generazioni e verso un futuro a noi precluso, può dare. Sa anche per esperienza comune, per esserci scambiati talami e per aver goduto come cateti di certi piaceri nei quali soggiace e trionfa sempre l’ipotenusa, quanto io sia sensibile a certi richiami. Ed allora eccolo forzare il blocco della mia fedeltà godendo amaramente dei suoi fallimenti. E’ amico ed ammira mia moglie, e se non fosse intimamente convinto, forse più di me, della mia tetragona adesione alla promessa matrimoniale, non mi esporrebbe a possibili defezioni.
Ed io invidio ed anelo in lui quella ventata di giovinezza, di spensierata follia, di fecondo girovagar di maschi riproduttori, virili stalloni dai sensi moltiplicati e sensibilissimi, spargitori di seme, di risate e di goliardico cameratismo. Marco è rimasto legato a quello schema, e se per lui è necessario avere me come specchio di speranza di una vita realmente feconda, per me è necessario vedere in lui che non siamo ancora morti, che parte della mia gioia di vivere gira il mondo con lui.
Scegliere è rinunciare a qualche cosa, ed io a queste cose ho rinunciato; ma quanto la mia scelta è stata un atto di libera volontà e quanto invece la sua è stata una scelta dettata più da eventi che ha dovuto accettare!
Domani ricorre un mese da quando Marco è partito per il Sudamerica. Si è trasferito armi e bagagli a Chartagena in Colombia, è andato a vivere la con i suoi due cani e con la voglia di ricominciare una vita partendo da sconosciuto tra sconosciuti che, pur non essendo come il buon selvaggio, sono lontani galassie dallo stereotipo della Milano da bere.
Marco era stufo dell’ape (aperitivo alla milanese come universalmente riconosciuto), dell’uscita “cinemino e birretta”, di donne e uomini vuoti e falsi. Quarantenni distrutti dentro a discapito di un aspetto giovane e sano; solissimi e dai discorsi vuoti che pare dicano: “aiuto muoio”, ma sempre sorridendo.
Ecco perché ti sono amico e ti riconosco come amico mio, del mio cuore. Hai saputo ribellarti e cercare altrove la tua strada, non hai lasciato spegnere la fiamma di verità e giustizia che arde dentro di te. La tua bontà e generosità non potevano lasciare questa terra senza aver provato a dare, a donare la vita in cambio di un sorriso vero.
Sembra straziante e mieloso, ma ti sarò amico sempre, anche in capo al mondo, “quando mi chiami ci sarò”, mi vedrai arrivare in sella al mio cavallo bianco e affronteremo assieme qualsiasi cosa, come abbiamo sempre fatto, dagli esami dell’università, agli avversari sul ring, a quella ragazza di Burago Molgora. E so che così farai tu.
Non sei solo Marco, trova la tua strada, trova e adempi alla tua missione su questa terra e forse un giorno ti accorgerai di aver incontrato tra mille facce, anche quella di nostro Signore.
Marco Paganini è partito per
Ti voglio bene Paganini: il mio migliore amico.
Ciao Paga.