chiccodigrano

Diamo frutto alla vita, insieme.

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Utente: Paganini
Nome: Federico Santi
Mi son sempre detto da piccolo: da grande vorrei aver il coraggio di essere uomo senza paura d'esser forte o di piangere. Sono ancora piccolo, ma spero, crescendo, di diventare saggio.

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sabato, 24 febbraio 2007

PENSIERO NOTTURNO

 

Sento la carne invecchiare.

Mi sembra di udire

il crepitio

di minuscoli vasi collassanti,

e la pelle afflosciarsi

ribollendo piano.

Basta verzata alla sera.

postato da: Paganini alle ore 01:09 | link | commenti (5)
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venerdì, 23 febbraio 2007

E COSI’ SIA

 

Ho deciso di entrare.

Si, ce la posso fare,

passo deciso,

sguardo fiero.

Da sempre l’ho deciso,

 e sono entrato.

Arrivato mi volto,

e tu ci sei ed avanzi verso di me.

Rivedo in te

la millenaria storia d’amore

di Dio e dell’uomo:

sei un sogno eterno.

Mi accosto ti guardo e ti vedo.

e ti sussurro:

“Oggi ti porto via, per sempre”.

Poi ti riabbasso il velo da sposa.

postato da: Paganini alle ore 00:47 | link | commenti (3)
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martedì, 20 febbraio 2007

DEDICATA

 

Sei passata come una mareggiata

e sulla spiaggia del mio cuore

hai portato relitti che pesano

sotto nuvole tumultuose.

Sbattevano le persiane

e nel tuo vento generatore

sferzavano la rena e la spuma.

Graffi indelebili, come tatuaggi,

ed io richiamato,

mi ergevo turgido

al tuo canto.

E ancora oggi

cerco il tuo profumo di mare,

mentre guato l’orizzonte piatto

e maledico il barometro

sul bello stabile,

solo, su questa spiaggia,

che non riconosco più.

 

 

postato da: Paganini alle ore 13:13 | link | commenti (4)
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ODE ALLA TAVOLA

 

Caro stomaco!

Quanti ricordi legati allo stracotto,

al culatello ed al cacciatorino.

Quanti legati al buon vino,

al convivio ed all’allegria

dei fratelli vicino.

 

Senza condivisione

non saresti felice o vorace

ne mai sazio o soddisfatto,

ed alieno

al raggio di sole

che anime perfonde

come gocciole

e raccoglie

in collane cristalline.

 

Sono gioielli

che impigliati

adornano i capelli,

e fan parte del godimento,

della ricetta segreta

del vivere consolato:

amici veri,

ottimo cibo ad avanzarne,

buon bere d’accompagno,

e donne

con occhi ricolmi di promesse

e di complici di attese.

postato da: Paganini alle ore 10:19 | link | commenti (1)
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clessidra rotta

con la sabbia del tempo

spargi la vita

 

che mani goffe

non san fermare

 

postato da: Paganini alle ore 10:09 | link | commenti
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giovedì, 15 febbraio 2007

L’OSCURO MIRACOLO DELLA BIELLA

 

Energia divina dea,

soppiantasti religioni e droghe,

biberone dei popoli.

In mire dispersa,

fai giungere orgasmi cosmici

se rinnovabile,

induci l’estasi

qualora ad impatto zero.

 

Idrogeno.

Ti sogno di notte

con balistiche esplosioni

controllate e abbaglianti.

E l’automobile che avanza nel silenzio,

accelera, invisibile discesa.

 

Sconosciuta.

Inscatolata in ingranaggi

in bagno d’olio,

tra slanci di futuro

immutata resti,

sin dai Napoleonici fasti.

Dinoccolata trasformi,

l’algida superba

energia esplosiva che

rettilinea alternata viaggia,

a-b

b-a

a-b

b-a

 e via, e via.

Mentre invece

la ruota

gira!

postato da: Paganini alle ore 13:20 | link | commenti (1)
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mercoledì, 07 febbraio 2007

 

A

 

sento ruggiti

tramonto africano

male d’africa

 

 

 

B

 

sento ruggiti

tramonto africano

gambe levate

 

postato da: Paganini alle ore 14:15 | link | commenti (6)
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lunedì, 05 febbraio 2007

CHICCA

 

Quel mare d’inverno

mi ricorda i tuoi occhi

e quella grotta,

dove non parlasti.

Turchese e grigio,

luci ed ombre

in perenne sovrapporsi,

onde rotte di bianca spuma

come il sorriso tenero,

che sorprendeva il tuo viso.

Tonfi ed alti spruzzi

ed infinite goccioline

di sale sul viso, sulle mani,

ci proiettarono uno contro l’altra.

E su quelle labbra.

Senza parlare,

mi protesi a proteggerti,

e sacrificai il mio cuore

ai tuoi occhi misteriosi

spietati ed implacabili

come il mare.

 

Ritorno ancora in quella grotta.

Ed il mare mi ricorda un patto,

che io e lui mantenemmo,

e che vede ancora una retta

per il retro del mio cuore,

dove s’agita in sogno

un disco incantato,

che ripete una nenia

che solo io comprendo,

e dal finale non scritto.

Acciaio i tuoi occhi,

qua troveranno sempre

carne da frangere.

 

postato da: Paganini alle ore 15:48 | link | commenti (5)
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mare d’inverno

in costume da bagno

‘mazza che freddo

postato da: Paganini alle ore 13:26 | link | commenti (1)
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giovedì, 01 febbraio 2007

PASTA ALLA PIEMONTESE

 

I gusti sono gusti.

Ovvio. Nella società del politically correct nulla è più vero di una banalità che lascia tutte le porte aperte. Tutto è parzialmente giusto o sbagliato, dipende….

Ebbene, io non concordo affatto. La verità esiste e la pasta alla piemontese lo dimostra dall’interno.

Mia suocera è piemontese, ed in ciò niente di male.

Mia suocera ci cucina la pastasciutta ogni fine settimana e questo è male, molto male.

Infatti da donna previdente ed ospitale, messa un po’ in ansia dall’arrivo della tribù dei nipotini, si affanna perché tutto sia pronto in tavola per il nostro arrivo, pasta compresa. La cucina alla mattina, in modo da essere sicura che cuocia, eppoi la mette a tavola nella sua zuppiera, coperta.

E così quando la nostra tribù dopo i saluti e le lacrimucce dell’abbraccio si scaraventa a tavola, vede troneggiare come regina d’altri tempi, al centro della tavola, la pasta.

Bianca, inerme, sembra che chieda scusa. E’ fredda, gommosa, una sorta di lichene cresciuto non si sa bene come, nella porcellana. E’ nuda, gonfia e dove non è unta è incollata come un manifesto.

Insomma uno spettacolo da acquolina in bocca, roba per palati fini!

Meno male che anche il sugo generalmente esce di soppiatto dal frigo, in modo da non surriscaldare in maniera artificiosa quel trionfo di delizia che, non stenterete a crederci, si scioglie in bocca.

Terrei ora a precisare che io sono forse esagerato. Mia madre è napoletana, e la pasta per noi assurge quasi a rito religioso: acqua, sale, pasta. Nulla di più. Scolata con “l’osso” saltata in padella con aglio olio e pomodorini ed a piacere frutti di mare oppure pancetta affumicata, olive, ricotta, largo alla fantasia. Eppoi dalla padella al piatto, alla bocca è un unico movimento sincronizzato……. perfruor (dal latino: godere appieno).

Sciugliarielli, sciugliarielli diceva mio nonno. Ora, non so cosa vuole dire, ma onomatopeicamente rende, ed ho cercato di trasferire il concetto a Maria Pia, mia suocera, che sono certo se si fosse chiamata Assunta, avrebbe certamente capito al volo.

Impossibile, tanto che quando cucino io, nemmeno fa finta. Proprio non mangia: troppo duri dice scocciata e la ributta in pentola per ucciderla definitivamente con un’ennesima bollitura.

La lotta continua senza esclusione di colpi ma nonostante i tranelli che le tendiamo, ad esempio telefoniamo da dietro l’angolo dicendo che dobbiamo ancora partire, immancabilmente arriviamo che la pasta ci attende da mo, sfatta e fredda. E non sarebbe neppure lo scempio del palato, quanto il sorriso beffardo della Pia, che propinandoci la “cosa” sembra che dica: mangia, mangia, tanto lo so che ti piace e che imparerai come si cucina la pasta.

Nel suo caso, vale sempre, vedi Napoli e poi muori!!

postato da: Paganini alle ore 14:11 | link | commenti (3)
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