Amami ancora
Ama questo bambino
che ti ha scelto,
questo piccolo eroe
che dalle Termopili
non si ritrova più
in viale Padova.
Amami e perdona,
le scarpe in sala
ed i panni sporchi
mentre dipingo strategie
sugli specchi
(seduto sul water).
Amami e soffia via,
la malinconia
di un maradona
che sogna la rete,
mentre s’aggiusta
la cravatta
prima di suonare
e provare a vendere
un folletto
(l’aspirapolvere)
Ormai imbianco,
e l’unico sogno
vero
della vita sei tu.
Amami come io t’amo,
come ho bisogno di te.
LISA
Ho tre figli. Voluti desiderati ed amati, ancor prima che prendessero forma in un corpicino. Cecilia è la primogenita, ed ora ha undici anni. E’ una gran consolazione sapete? Forse gli occhi di padre scorgono il grano tra la nube di pula, ma io riconosco in lei i segni della saggezza, della dolcezza e dell’amore. E questo basta: il mio ruolo così va a scemare, da guida a cromaline della Sua vita, come quei giochi in cui con due elettrodi abbini due parole e se si accende il naso rosso, hai sbagliato.
Tommaso è il mio maschietto. Ha otto anni e l’uomo che sarà combatte con le paure ed i miti che dovrà imparare a vincere. C’è del buono in lui, fa del suo meglio ed obbiettivamente è meglio di me alla sua età. Sta imparando il coraggio, l’onestà e la generosità e sta sperimentando la cosa più complessa, il giudizio critico e l’autonomia dai condizionamenti. Forse lui, avrà più bisogno del papi, perché solo il Signore sa, quanto sia difficile diventare e restare un uomo oggi.
Poi c’è Lisa. Ha tre anni e il cuore trabocca e potrebbe morire di gioia. Se è possibile sto passando una fase di innamoramento di un cosino furbetto, dolcissimo ingenuo. Eppoi è morbida, profumata e riesce a farti sentire un verme, per come tu possa essere per lei la cosa più vicina a Dio che esista, mentre tu ti senti un mezzo fallimento che arranca imbellettato nell’arena delle falsità. Ma poi ti abbraccia, ti stringe ti bacia e ti dice: “papone, sai che ti voglio tanto bene? E sai che sei bellissimo e bravissimo, quasi… quasi… come una mamma?” Ebbene tutto viene eclissato; e la vita? Va benissimo così!
CI SARO’
Ora ruoto centrifugo.
Crogiolano le luci del caleidoscopio
ma non m’attardo e mi elevo,
a sostenere il tuo collo
ormai fragile
di un amore silente speso.
ADERISCO
Aderisco alla poltrona.
Sto inglobando il tessuto
quasi che la carne,
si disfi e si riformi colà.
E arriva all’osso stanco,
vivo al dolente contatto alieno,
che tra se e se,
ripensa alla vita andata
ed alla sproporzione
tra la sabbia inconsistente
che riempie i femori
nel momento della vendemmia
ed il midollo rorido,
che li perfuse
nel tempo sprecato.