FEGATO
Esterno, ricordi di odori intimi,
su orbite vuote ed echi di luce.
Cieco ed avvolto
in umidità fredda e densa,
allungo le mani verso il tepore.
Non cingo, carezzo soltanto,
e tatto ed olfatto,
dipingono la tridimensionalità,
dell’acquasantiera
dove giacciono i ricordi,
ed i loro spigoli.
Giacché quelli,
e poco altro resta,
piantati nelle costole
incidono la carne e l’osso
mentre la matrice
sfarina via
e torna a essere creta vergine,
epos a disposizione