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Diamo frutto alla vita, insieme.

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Utente: Paganini
Nome: Federico Santi
Mi son sempre detto da piccolo: da grande vorrei aver il coraggio di essere uomo senza paura d'esser forte o di piangere. Sono ancora piccolo, ma spero, crescendo, di diventare saggio.

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mercoledì, 27 febbraio 2008

IN GINOCCHIO DA TE

 

Mi getto ai tuoi piedi,

ti cingo le caviglie,

affondo la faccia tra i malleoli

e resto così

un attimo.

Ricevo il tuo odore,

impercettibile afrore

dolce alle mie narici di cacciatore.

Allungo lingua e naso

e risalgo tra le gambe

le ginocchia

in cerca di un altro odore

umido

tuo.

Come una lama

mi penetra le cavità craniche,

dolce

come la mammella

per un cucciolo mi attira.

Irresistibile

speleologia organolettica

di te,

che tremi

attorcigliando le gambe

alla mia testa,

che sussulti in crescendo

affondandomi

le mani tra i capelli.

postato da: Paganini alle ore 09:55 | link | commenti (2)
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mercoledì, 13 febbraio 2008

IL VIOLINO

 

 

Curve come di carne

Saziano ed eccitano gli occhi.

Le mani

Con olii e carezze scaldano

Il legno che par vivo,

Pare vibrare ed assorbine il calore.

E chiedi di essere suonata.

 

Corpo accostato,

traggo dalla tua voce

le note ora alte ora cupe,

del piacere montante.

Tra le mie mani tremi,

ti affidi per essere ritrovata

per suonare un melodia

che ancora non conoscevi,

che urli

ora piano

ora forte

tra basta ed ancora,

tra sussulti e tremiti,

tra paura del desiderio

e desiderio.

 

Come un violino

stai suonando,

ed il crine dell’archetto

che stringo tra le dita

si inarca sopra di te,

solleticando vertiginosamente

tutte le corde del tuo piacere.

E così, urlandomi la tua melodia,

come un regalo,

sussulti del sommo piacere.

E sai che è solo l’inizio.

 

postato da: Paganini alle ore 13:19 | link | commenti (5)
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lunedì, 11 febbraio 2008

INCONTRO AL BUIO

 

Come compasso spuntato,

non apri l’arco del passo,

per non perdere il tuo centro.

Soprafiato, mulinelli la gamba

al ginocchio,

ma è fuga breve di pernice,

con l’occhio vigile che saetta,

appostandosi dietro le orecchie,

per confermare la distanza.

 

Inutile per me tentare

l’accelerazione:

repente

infili la mano nella borsetta,

e stringi il santino,

o la bomboletta al peperoncino.

 

Chiedo perdono,

ma…

sono buono!

 

postato da: Paganini alle ore 13:16 | link | commenti (1)
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SENTI LE MIE DITA

 

Senti la mie dita,

odi anche tu il fumo di legna

che si libera nell’aria,

sollecita spine neurali

che esplodono in sorrisi incontrollati,

e rendono morbido il cuore.

 

Evoca ricordi di briciole nel letto,

di castagne scottanti

di baci e di silenzi.

Tramestio di bimbi

e storie tremolanti

alla luce del camino,

piccoli occhi sbarrati

con le orecchie al pergolato.

 

Senti la mia mano aderire

alla circonferenza della natica,

insinuarsi tra il tepore delle cosce

e richiamarti ad altra intimità.

E si incurvano le tue labbra

come promessa di cuore tenero

e di letto disfatto.

postato da: Paganini alle ore 12:59 | link | commenti (3)
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