IN GINOCCHIO DA TE
Mi getto ai tuoi piedi,
ti cingo le caviglie,
affondo la faccia tra i malleoli
e resto così
un attimo.
Ricevo il tuo odore,
impercettibile afrore
dolce alle mie narici di cacciatore.
Allungo lingua e naso
e risalgo tra le gambe
le ginocchia
in cerca di un altro odore
umido
tuo.
Come una lama
mi penetra le cavità craniche,
dolce
come la mammella
per un cucciolo mi attira.
Irresistibile
sp
di te,
che tremi
attorcigliando le gambe
alla mia testa,
che sussulti in crescendo
affondandomi
le mani tra i capelli.
IL VIOLINO
Curve come di carne
Saziano ed eccitano gli occhi.
Le mani
Con olii e carezze scaldano
Il legno che par vivo,
Pare vibrare ed assorbine il calore.
E chiedi di essere suonata.
Corpo accostato,
traggo dalla tua voce
le note ora alte ora cupe,
del piacere montante.
Tra le mie mani tremi,
ti affidi per essere ritrovata
per suonare un melodia
che ancora non conoscevi,
che urli
ora piano
ora forte
tra basta ed ancora,
tra sussulti e tremiti,
tra paura del desiderio
e desiderio.
Come un violino
stai suonando,
ed il crine dell’archetto
che stringo tra le dita
si inarca sopra di te,
solleticando vertiginosamente
tutte le corde del tuo piacere.
E così, urlandomi la tua melodia,
come un regalo,
sussulti del sommo piacere.
E sai che è solo l’inizio.
INCONTRO AL BUIO
Come compasso spuntato,
non apri l’arco del passo,
per non perdere il tuo centro.
Soprafiato, mulinelli la gamba
al ginocchio,
ma è fuga breve di pernice,
con l’occhio vigile che saetta,
appostandosi dietro le orecchie,
per confermare la distanza.
Inutile per me tentare
l’accelerazione:
repente
infili la mano nella borsetta,
e stringi il santino,
o la bomboletta al peperoncino.
Chiedo perdono,
ma…
sono buono!
SENTI LE MIE DITA
Senti la mie dita,
odi anche tu il fumo di legna
che si libera nell’aria,
sollecita spine neurali
che esplodono in sorrisi incontrollati,
e rendono morbido il cuore.
Evoca ricordi di briciole nel letto,
di castagne scottanti
di baci e di silenzi.
Tramestio di bimbi
e storie tremolanti
alla luce del camino,
piccoli occhi sbarrati
con le orecchie al pergolato.
Senti la mia mano aderire
alla circonferenza della natica,
insinuarsi tra il tepore delle cosce
e richiamarti ad altra intimità.
E si incurvano le tue labbra
come promessa di cuore tenero
e di letto disfatto.